Luigi Di MaioLa prudenza di Tria

di Cristofaro Sola

Si è riaperta la stagione della caccia ad un unico esemplare faunistico: il ministro dell’Economia e Finanze.

I Cinque Stelle, ossessionati dal possibile flop alle prossime elezioni europee, vorrebbero piazzare un colpo ad effetto che gli consenta di risalire nei sondaggi.

Il rimborso ai truffati delle banche potrebbe essere la carta giusta se giocata prima del 26 di maggio.

Per renderla operativa occorre che il Mef emani i decreti attuativi.

Il ministro dell’Economia Giovanni Tria prende tempo, non vuole trovarsi nei guai per aver firmato provvedimenti tecnicamente sbagliati concedendo risarcimenti a chi non ne ha diritto.

Ma per Luigi Di Maio la prudenza di Tria è una polpetta avvelenata.

Da qui il diktat, di cui vociferano i giornali, di una cacciata del ministro ostruzionista subito dopo le Europee. In realtà la questione è più articolata di come la raccontano i media.

C’è sicuramente un moto d’intolleranza dei grillini nei confronti di Tria.

Non a caso, per minarne la credibilità, il ministro è stato fatto oggetto di uno squallido dossieraggio su presunti interessi privati nell’esercizio della funzione pubblica.

Tuttavia, nell’ipotizzata defenestrazione di Tria c’è anche la consapevolezza che, per tenere in piedi il Governo giallo-blu, dopo la verifica elettorale di maggio il Movimento Cinque Stelle dovrà prepararsi ad un pesante rimpasto di governo.

Una Lega vincente presenterà all’alleato pentastellato un conto salato. Si tratterà di contenuti programmatici ma anche di poltrone.

In vista del riequilibrio l’astuto Di Maio si porta avanti con il lavoro.

Prima che sia la Lega a fare richieste sarà lui ad offrire all’alleato di governo la poltrona pesantissima del ministro dell’Economia, così da cogliere due piccioni con una fava, accontentare Salvini ed eliminare lo scomodo Tria.

La speranza del giovane leader grillino è quella di mettere al sicuro le casematte del neo-potere pentastellato: il ministero delle Infrastrutture e quello dello Sviluppo economico.

Ma per Di Maio sarà complicato spuntarla. Molto dipenderà dallo spread tra la vittoria (scontata) della Lega e la sconfitta (altrettanto scontata) dei Cinque Stelle.

Tuttavia, non bisogna trascurare il dato caratteriale dei protagonisti in campo.

Matteo Salvini coltiva l’hobby della pesca. Il leghista possiede la pazienza di chi sa attendere la preda all’amo, come conosce la tecnica di dare lenza al pesce quando ha abboccato. Nessuna meraviglia se, a dispetto di tutte le previsioni, il “Capitano” dovesse fare il beau geste di non infierire sull’alleato sconfitto.

Non vi sarebbe, però, nulla di umanitario in questo: il pescatore è predatore e la preda resta preda. E che il povero Di Maio sia destinato a finire nella padella leghista è una profezia fin troppo scontata.

Ma se una soluzione al ribasso del riassetto del Governo dovesse soddisfare Salvini, non accontenterebbe la maggioranza degli italiani.

Vi sono settori della Pubblica amministrazione dei quali poco si parla ma su cui andrebbero accesi i riflettori. Uno di questi è il comparto della Difesa, alla cui guida vi è la grillina Elisabetta Trenta.

Ieri l’altro, con un articolo pubblicato sull’Huffington Post, il generale a riposo Leonardo Tricarico ha squarciato il velo di silenzio lanciando un implicito appello al Presidente della Repubblica a vigilare per impedire lo smantellamento del prezioso patrimonio di competenze e di professionalità accumulato negli anni dai nostri uomini e donne in uniforme.

Il J’accuse di Tricarico è circostanziato e riguarda fatti e comportamenti di segno inequivocabile che testimoniano di un pericoloso cambio di orientamento culturale sul ruolo e sulla funzione delle Forze armate.

Tricarico cita esempi concreti: “Il numero dei militari impegnati nelle strade italiane a supporto delle forze di polizia ha superato quello dei soldati impegnati nelle missioni a protezione della pace e della sicurezza internazionali.

Ossia l’utilizzo delle forze armate in compiti non propri a supplenza di carenze ormai decennali di altri comparti pubblici ha superato quello che la Costituzione e le leggi assegnano loro con tutto ciò che ne consegue in termini di spreco, perdita di professionalità e frustrazione per la sostanziale inutilità del proprio ruolo”.

Rimuovere macerie o tappare buche in strada, com’è accaduto, per le Forze armate può rappresentare un impiego eccezionale, ancorché meritorio, legato ad una calamità naturale, non il destino finale di una professionalità che volge altrove.

L’aver accettato il ministro Trenta, senza battere ciglio, un drastico taglio di risorse finanziarie al comparto della Difesa è un segnale inquietante che mette in luce un atteggiamento negativo del Governo verso i militari.

Tricarico cita anche la querelle, francamente oscena, sull’acquisto degli F-35 e, sul fronte degli sprechi, il tanto denaro buttato al vento per sostenere il programma P.2HH di Piaggio Aerospace che prevede l’acquisto da parte dell’Aeronautica Militare di droni “tecnologicamente superati dei quali l’Aeronautica non ha bisogno”.

Il rischio paventato da Tricarico è che dietro il blocco dei fondi per alcuni programmi pluriennali della Difesa, disposto dal Governo, si celi la volontà politica, agìta dai grillini ma non seriamente contrastata dai leghisti, di indebolire le capacità operative delle Forze armate, “prima tra tutte quella della difesa contraerea”.

Matteo Salvini avrà pure le sue buone ragioni tattiche per non alzare la posta con l’alleato, ma non è accettabile che, in un’ipotesi di rimpasto, non voglia rimediare al vulnus mediante la rimozione di Elisabetta Trenta e la sostituzione con un politico in maggiore sintonia con le problematiche del comparto.

Volesse il cielo che, per una questione di numeri al Senato, il Governo giallo-blu fosse costretto ad aprirsi all’appoggio di Fratelli d’Italia. In quel caso si saprebbe chi destinare al ministero della Difesa.

Con un tal piemontese, alto due metri e allergico alle poltrone, insediato a Palazzo Baracchini dormiremmo tutti sonni più tranquilli. Non è mai elegante fare nomi, ma solo cognomi: Crosetto.

*www.opinione.it

tutti pazzi per la Civita